Dolce apparizione, guarda come
mi abbandono ai tuoi giochi;
altri hanno mete, scopi,
a me basta questo vivere.
Tutto ciò che muove i miei sensi
mi sembra metafora
dell'infinito e dell'Uno
che sempre ho sentito vivo.
Per leggerne i geroglifici
vale la pena vivere,
poiché l'eterno, l'essenza
riconosco dentro di me.
H. Hesse
Uno spazio di pensiero: non di semplice narrazione, ma di riflessione a volte anche sofferta, alla ricerca delle parole per dirsi. [cit.]
giovedì 1 agosto 2013
lunedì 29 luglio 2013
da "Lezioni d'amore"
"Fare l'amore" è un'espressione che va presa alla lettera. Va precisato però che non sempre coloro che fanno l'amore "fanno l'amore", creano amore, lo incrementano, fanno essere qualcosa di più o qualcosa che prima non c'era. Quando davvero "si fa l'amore" si esce felicemente da sé e si può persino creare, all'improvviso o a poco a poco, un amore che prima non c'era, e persino che non c'è quando non si fa l'amore. Quando si fa l'amore senza crearne uno nuovo, prende il potere il carattere dell'uno o il carattere dell'altro. Quando si fa l'amore e lo si fa, si diventa animali felici e intelligenti.
A. Berardinelli
A. Berardinelli
domenica 7 luglio 2013
giovedì 27 giugno 2013
Per te, nonna
Guardando "Amour" ho rivissuto tutta la tua malattia nonnina.
Tutta la sofferenza e la tristezza e l'amore che solo la malattia è in grado di suscitare sono riaffiorate e mi hanno fatto piangere. Sono state lacrime di dolore, tristezza ma soprattutto amore.
La vita mi ha fatto questo grande regalo nonnina, mi ha fato crescere, capire, sentire, vivere e assaporare il significato più profondo e autentico dell'esistenza.
Non dimenticherò mai l'esperienza straordinaria che mi hai fatto vivere. Mai.
Grazie.
Grazie.
s.
Tutta la sofferenza e la tristezza e l'amore che solo la malattia è in grado di suscitare sono riaffiorate e mi hanno fatto piangere. Sono state lacrime di dolore, tristezza ma soprattutto amore.
La vita mi ha fatto questo grande regalo nonnina, mi ha fato crescere, capire, sentire, vivere e assaporare il significato più profondo e autentico dell'esistenza.
Non dimenticherò mai l'esperienza straordinaria che mi hai fatto vivere. Mai.
Grazie.
Grazie.
s.
domenica 23 giugno 2013
Fluttuare
Oggi è stata una domenica diversa.
Forse per il vento di mare carico di sale, forse il silenzio di casa mia, la solitudine intorno cercata, voluta... non so cosa ha reso questa giornata diversa, lenta, libera, piena.
Ho impastato e come al solito affondare le mani in qualcosa di caldo e vivo mi aiuta a distendere i pensieri, il cuore, lo sguardo sulla rabbia. Ho mescolato acqua, farina, olio e lievito madre per il mio primo pane senza lievito di birra, impastato interamente dalla forza delle mie braccia. Poi ho preparato la pasta frolla per la crostata. La casa è invasa dal profumo tenue, appena percettibile, delicato del buono della vita.
Chissà perché sento il desiderio di produrre cose buone da mangiare che mi riportano alle radici dell'esistenza in un periodo preciso del mese; pare essere una scadenza, un appuntamento non fissato ma comunque realizzato con desiderio e immenso piacere.
Potrei dire che gli ingredienti speciali di giornate come questa sono:
* il silenzio
* la solitudine
* la ciclicità della fertilità femminile
* il desiderio di toccare la vicinanza di chi mi è lontano
* la lentezza
* la poesia dentro al cuore
* il soffio leggero delle vibrazioni di Einaudi
* l'arrivo spontaneo e non programmato di quanto sopra.
Forse per il vento di mare carico di sale, forse il silenzio di casa mia, la solitudine intorno cercata, voluta... non so cosa ha reso questa giornata diversa, lenta, libera, piena.
Ho impastato e come al solito affondare le mani in qualcosa di caldo e vivo mi aiuta a distendere i pensieri, il cuore, lo sguardo sulla rabbia. Ho mescolato acqua, farina, olio e lievito madre per il mio primo pane senza lievito di birra, impastato interamente dalla forza delle mie braccia. Poi ho preparato la pasta frolla per la crostata. La casa è invasa dal profumo tenue, appena percettibile, delicato del buono della vita.
Chissà perché sento il desiderio di produrre cose buone da mangiare che mi riportano alle radici dell'esistenza in un periodo preciso del mese; pare essere una scadenza, un appuntamento non fissato ma comunque realizzato con desiderio e immenso piacere.
Potrei dire che gli ingredienti speciali di giornate come questa sono:
* il silenzio
* la solitudine
* la ciclicità della fertilità femminile
* il desiderio di toccare la vicinanza di chi mi è lontano
* la lentezza
* la poesia dentro al cuore
* il soffio leggero delle vibrazioni di Einaudi
* l'arrivo spontaneo e non programmato di quanto sopra.
sabato 8 giugno 2013
8 giugno - 11:26 p.m.
Sono tante le cose che non capisco, infinite quelle che proprio non riesco, non voglio capire.
Ma della vita continuo a sorridere, nonostante e grazie a.
Alla vita continuo a parlare, a non negare abbracci, baci e conforto.
Questa vita che mi è così cara. Questa vita che mi è tutto.
Ma della vita continuo a sorridere, nonostante e grazie a.
Alla vita continuo a parlare, a non negare abbracci, baci e conforto.
Questa vita che mi è così cara. Questa vita che mi è tutto.
Ieri
Francesco: Ma come mai vai a vivere in Brasile?
Paolo: Perché è un desiderio che ho da molto tempo.
Francesco: Ma non torni più? Stai là per sempre?
Paolo: Non lo so, l'idea è quelal di rimanere là... Ma poi, sai, nella vita tutto può succedere...
Francesco: Ma perché vai così lontano?
Paolo: Perché mi piace tantissimo quel posto... A te cosa piacerebbe fare? Qual è un desiderio grande che hai?
Francesco: Andare sulla luna e assaggiarla.
Il resto della conversazione è di poco conto.
Dialogo tra Paolo, 35enne futuro emigrante in Brasile, mio carissimo amico, e Francesco, 8 anni, a cui faccio da tata da 3.
Paolo: Perché è un desiderio che ho da molto tempo.
Francesco: Ma non torni più? Stai là per sempre?
Paolo: Non lo so, l'idea è quelal di rimanere là... Ma poi, sai, nella vita tutto può succedere...
Francesco: Ma perché vai così lontano?
Paolo: Perché mi piace tantissimo quel posto... A te cosa piacerebbe fare? Qual è un desiderio grande che hai?
Francesco: Andare sulla luna e assaggiarla.
Il resto della conversazione è di poco conto.
Dialogo tra Paolo, 35enne futuro emigrante in Brasile, mio carissimo amico, e Francesco, 8 anni, a cui faccio da tata da 3.
mercoledì 22 maggio 2013
Gustando le prime ciliegie di questo anno meravigliosamente intenso
Io ballo scalza, dormo nuda, mangio ciliegie, conto le stelle, piango di gioia, sospiro, abbraccio con il cuore, incontro con gli occhi, dico con le parole, parlo con i pensieri. Mi abbandono nell'acqua del mare, ascolto il fruscìo delle fronde mosse dal vento, guardo le nubi, ascolto tutto, mi mescolo alla dolcezza dei bambini, alla loro innocenza, alla loro purezza e cerco di imparare di nuovo la bellezza di essere come loro sanno essere.
Credo. Nella vita, prima che in ogni altra cosa.
Credo. Nella vita, prima che in ogni altra cosa.
mercoledì 8 maggio 2013
8 maggio 2013
Così, ventiquattro ore fa, mentre la mia serata proseguiva con la consuetudine della tranquillità, a poche centinaia di metri in linea d'aria da casa mia, accadeva un incidente assurdo, improbabile, inspiegabile, eppure vero. Accadeva una di quelle cose a cui mai nessuno penserebbe, una di quelle cose che soltanto ipotizzandola fa venire da dire: "ma figurati!". E invece si. Invece quella gente è morta così, svolgendo un turno lavorativo notturno, scambiandosi qualche battuta, magari bevendo un caffè, ridendo di qualcosa; oppure con la piena e totale consapevolezza di quel che sarebbe loro accaduto di lì a pochi istanti. Perché questo è la vita: un insieme di frammenti, un fagotto di immagini, suoni, odori, sentimenti, emozioni, corpi, pensieri da custodire attentamente, gelosamente. Il fagotto più prezioso che si ha. Ora, in questo frangente, sotto questo spazio di cielo. Non tra un'ora, nemmeno cinque minuti fa. Ma adesso. Che è anche - contemporaneamente - prima e dopo.
Della fragilità dell'esistenza mi stupisco sempre. Della vulnerabilità degli istanti. Della precarietà di se stessi. Della magia dell'energia. E finché sento stupore sento vita, curiosità, presenza.
Fare quel che mi smebra importante fare, dire quel che sento essere importante dire. Aprirmi, non chiudermi. Guardare, non voltarsi. Accogliere, non respingere.
Ogni tanto me lo ripeto. Apertura, accoglienza, abbraccio, ascolto. Di tutto.
ps: la settimana del mio compleanno negli utlimi anni sta diventando pezzo dell'anno interessante.... Sono curiosa di vederne gli sviluppi. Che, già so, saranno meravigliosamente interessanti.
Della fragilità dell'esistenza mi stupisco sempre. Della vulnerabilità degli istanti. Della precarietà di se stessi. Della magia dell'energia. E finché sento stupore sento vita, curiosità, presenza.
Fare quel che mi smebra importante fare, dire quel che sento essere importante dire. Aprirmi, non chiudermi. Guardare, non voltarsi. Accogliere, non respingere.
Ogni tanto me lo ripeto. Apertura, accoglienza, abbraccio, ascolto. Di tutto.
ps: la settimana del mio compleanno negli utlimi anni sta diventando pezzo dell'anno interessante.... Sono curiosa di vederne gli sviluppi. Che, già so, saranno meravigliosamente interessanti.
lunedì 29 aprile 2013
Allontanarsi -
Di te
che te ne vai
e
della lacerazione
che mi duole
alla pelle,
alle ossa,
alla carne del mio cuore.
Ma soprattutto
delle lacrime
che
non riesco a piangere.
che te ne vai
e
della lacerazione
che mi duole
alla pelle,
alle ossa,
alla carne del mio cuore.
Ma soprattutto
delle lacrime
che
non riesco a piangere.
22 aprile 2013
Ho bisogno di leggerezza.
Ho voglia di lasciare andare la zavorra inutile di un passato messo laddove deve stare, cioè al suo posto.
Ho il diritto di non avere più voglia di parlarne, dirne, per giustificarmi, spiegarmi.
Ho il diritto di decidere chi, cosa, perché vedere, dire, sentire, ascoltare. Senza dover rendere conto a nessuno che non sia il mio cuore.
Ho voglia di leggerezza.
Ho voglia di dare spazio ed energie alle cose belle che sono della mia vita.
Della rabbia, dell'amarezza, della delusione adesso non voglio più dire. Perché già tanto ho saputo, troppo ho ascoltato.
Ora è al bello che voglio dare voce.
Ho voglia di lasciare andare la zavorra inutile di un passato messo laddove deve stare, cioè al suo posto.
Ho il diritto di non avere più voglia di parlarne, dirne, per giustificarmi, spiegarmi.
Ho il diritto di decidere chi, cosa, perché vedere, dire, sentire, ascoltare. Senza dover rendere conto a nessuno che non sia il mio cuore.
Ho voglia di leggerezza.
Ho voglia di dare spazio ed energie alle cose belle che sono della mia vita.
Della rabbia, dell'amarezza, della delusione adesso non voglio più dire. Perché già tanto ho saputo, troppo ho ascoltato.
Ora è al bello che voglio dare voce.
lunedì 8 aprile 2013
Sul treno - 8 aprile 2013, ore 12,17
Lascio di nuovo questo spazio pieno di ricordi e di immagini
speciali: le gemme pronte a dare spettacolo; i fiori aperti a quella poca luce
che le nubi, di tanto in tanto, lasciano filtrare; il calore del sole; l’amore
dei miei gattini; il silenzio, la quiete delle colline colme di viti che
attendono la nuova vita che nasce ad ogni primavera; l’eleganza di un
meraviglioso capriolo che – curioso – osserva il treno passargli a qualche
decina di metri.
L’angolo del mio paradiso. Anzi, il paradiso, qui, è in
ogni angolo. Perché della semplicità si fa vessillo, portatore, custode. Della
semplicità della Vita, che è – oggi, per me – amore, tristezza, sofferenza,
ricordo, incontro, abbraccio, silenzio.
mercoledì 3 aprile 2013
ARRENDERSI AL CORPO - A. Lowen [estratti] --- bozza
Estratti dal Primo Capitolo
Le tensioni muscolari croniche si riscontrano in tutto il corpo come segni di impulsi bloccati o di sentimenti perduti. [...] Ogni tensione rappresenta una limitazione della capacità di esprimersi dell'individuo [...] La tensione muscolare cronica è il lato fisico del senso di colpa [Quest'ultimo] è il sentimento di non avere il diritto di essere liberi, di fare quel che si vuole.
Senza la libertà interiore di sentire profondamente e di esprimere pienamente i propri sentimenti non può esserci gioia.
Vivere nel profondo del proprio essere può risultare doloroso o spaventoso all'inizio, ma può anche essere appagante e gioioso, se abbiamo il coraggio di attraversare l'inferno per raggiungere il paradiso.
[La] concezione (di ispirazione mitologica) [...] equipara il diaframma alla superficie della terra. La metà del corpo posta sopra al diaframma è alla luce del giorno, la parte sotto, ossia il ventre, è nell'oscurità della notte e dell'inconscio. La mente conscia ha un certo controllo sui processi della metà superiore del corpo, ma scarso o nessun controllo sui processi che hanno luogo nella metà inferiore, che include le funzioni della sessualità, dell'escrezione e della riproduzione. Questa parte del corpo è strettamente connessa alla natura animale dell'uomo, mentre le funzioni della metà superiore sono più soggette alle influenze culturali. Il modo più semplice di descrivere la differenza è dire che mangiamo come esseri umani ma defechiamo come animali. Forse perché la metà inferiore del corpo è associata con la nostra natura animale, le sue funzioni, specialmente la sessualità e la motilità, possono produrre esperienze estremamente piacevoli, perfino estatiche.
Estratti dal Secondo Capitolo
La repressione [di paura, rabbia e tristezza] e la concomitante tensione riducono la mobilità del corpo, producendo uno stato di vitalità ridotta o depressa. [...] il vero amore non può essere guadagnato o meritato grazie a una qualche prestazione. [...] la depressione verrà meno se l'individuo è capace di sentire e di esprimere sentimenti.
La salute emotiva è la capacità di accettare la realtà e di non sottrarsi ad essa.
Per conoscere noi stessi dobbiamo sentire il nostro corpo.
Estratti dal terzo capitolo
La paura è connessa alla profondità della paura.
Gli occhi che non piangono diventano duri, fragili e asciutti, cosa che può danneggiare la loro funzione visiva.
[...] generalmente si piange quando il trauma o l'offesa sono cessati. L'urlo, d'altra parte, è un tentativo di sviare il trauma o, quanto meno, limitare l'attacco. E' un'espressione aggressiva. mentre il pianto è il tentativo del corpo di sciogliere la sofferenza che fa seguito a un'offesa.
Lo si vede dall'oscurità degli occhi, dalla tristezza dell'espressione, dalle mascelle serrate e dalla rigidità del corpo. Hanno perduto precocemente nell'infanzia la capacità di godere, quando la loro innocenza fu spezzata e la loro libertà distrutta.
Vivere la nostra vita pienamente da esseri umani richiede la capacità di piangere liberamente e profondamente.
Quando i pazienti mi dicono di aver pianto abbastanza, io sottolineo che il pianto è come la pioggia che scende dal cielo a fecondare la terra.
Piangere protegge il cuore. E' l'unico modo per sciogliere il dolore di un cuore spezzato, di un amore perduto.
Portiamo troppa sofferenza nei nostri corpi per abbandonarci al sé. La nostra tristezza raggiunge la disperazione, che dobbiamo negare per motivi di sopravvivenza.
Sfortunatamente, molte persone sono cieche all'espressione corporea, avendo imparato molto precocemente a credere alle parole che si odono più che a ciò che si sente.
Estratti dal quarto capitolo
Piangere è il processo di disgelo, decontrazione e apertura alla vita.
Trattenere il respiro è un mezzo per resistere all'abbandono al corpo e alle sue sensazioni; è una resistenza inconscia.
Ma tutta la volontà del mondo non è d'aiuto a una persona che manchi dell'energia per realizzare quella volontà. [...] Non c'è bisogno della forza di volontà per fare ciò che si desidera fare. Non c'è bisogno di usare la volontà quando si ha un forte desiderio. Il desiderio di per sé è una carica energetica che attiva un impulso che provoca azioni libere e generalmente soddisfacenti.
I pazienti non si concedono di piangere perché hanno paura della profondità della loro tristezza che, in molti casi, sfiora o arriva alla disperazione. [...] Ma senza qualche sentimento di gioia, la vita è vuota, spaventosa e dolorosa.
Il dolore della solitudine è l'aspetto fisico della paura di essere soli. Questa paura crea il bisogno di altre persone e attività che distraggano l'individuo dal sentirsi solo. [...] Le persone possono stare sole se possono stare con se stesse. Ma se non si ha un senso forte e sicuro di sé, stare da soli significa sentirsi vuoti. Il sentimento di solitudine nasce da un senso di vuoto interiore che è una conseguenza dell'essersi esclusi dai sentimenti.
Non si può essere soli se si è emotivamente vivi. Si può essere soli, ma sentirsi parte della vita, della natura e dell'universo. Molti preferiscono stare da soli piuttosto che vivere i conflitti che oggi sembrano parte integrante delle relazioni. Altri accettano di stare da soli perché non hanno trovato la persona con cui desiderano condividere la loro esistenza. Tali persone non sono sole, non soffrono e non si sentono vuote. Senza la capacità di stare soli, si è persone bisognose che cercano all'esterno qualcuno che possa colmare il loro vuoto. Non c'è gioia in questo tipo di vita, giacché viene vissuta solo al livello di sopravvivenza, ossia: "Non posso vivere senza di te".
Se l'amore è una relazione speciale tra due individui è solo perché l'amore è un sentimento speciale. E' l'amore a rendere speciale una relazione e non la natura speciale degli individui a rendere amorosa la relazione.
Estratti dal capitolo quinto
La collera si sviluppa quando una persona sente che il suo potere è ostacolato o frustrato.
I bambini la cui capacità di esprimere rabbia non sia stata danneggiata, non diventeranno adulti collerici.
La tensione nei muscoli della spalla, tra le spalle e le scapole e tra queste ultime e la spina dorsale [...] denota quanto sia gravemente bloccata l'espressione della rabbia.
La rabbia è una reazione naturale ala perdita di libertà. Ciò significa che ogni tensione muscolare cronica nel corpo è associata con la rabbia. Naturalmente, se non si percepisce la tensione, non si sente neanche la rabbia. Si accettano come qualcosa di normale le limitazioni di movimento e la mancanza di libertà, come uno schiavo accetterebbe la condizione di schiavitù senza nessuna rabbia.
Gridare e urlare, per esempio, esprimono collera e frustrazione, più che rabbia. Si deve ricordare che l'obiettivo legittimo della rabbia non è il controllo degli altri, ma la salvaguardia della propria integrità e dei propri sentimenti positivi.
Le tensioni muscolari croniche si riscontrano in tutto il corpo come segni di impulsi bloccati o di sentimenti perduti. [...] Ogni tensione rappresenta una limitazione della capacità di esprimersi dell'individuo [...] La tensione muscolare cronica è il lato fisico del senso di colpa [Quest'ultimo] è il sentimento di non avere il diritto di essere liberi, di fare quel che si vuole.
Senza la libertà interiore di sentire profondamente e di esprimere pienamente i propri sentimenti non può esserci gioia.
Vivere nel profondo del proprio essere può risultare doloroso o spaventoso all'inizio, ma può anche essere appagante e gioioso, se abbiamo il coraggio di attraversare l'inferno per raggiungere il paradiso.
[La] concezione (di ispirazione mitologica) [...] equipara il diaframma alla superficie della terra. La metà del corpo posta sopra al diaframma è alla luce del giorno, la parte sotto, ossia il ventre, è nell'oscurità della notte e dell'inconscio. La mente conscia ha un certo controllo sui processi della metà superiore del corpo, ma scarso o nessun controllo sui processi che hanno luogo nella metà inferiore, che include le funzioni della sessualità, dell'escrezione e della riproduzione. Questa parte del corpo è strettamente connessa alla natura animale dell'uomo, mentre le funzioni della metà superiore sono più soggette alle influenze culturali. Il modo più semplice di descrivere la differenza è dire che mangiamo come esseri umani ma defechiamo come animali. Forse perché la metà inferiore del corpo è associata con la nostra natura animale, le sue funzioni, specialmente la sessualità e la motilità, possono produrre esperienze estremamente piacevoli, perfino estatiche.
Estratti dal Secondo Capitolo
La repressione [di paura, rabbia e tristezza] e la concomitante tensione riducono la mobilità del corpo, producendo uno stato di vitalità ridotta o depressa. [...] il vero amore non può essere guadagnato o meritato grazie a una qualche prestazione. [...] la depressione verrà meno se l'individuo è capace di sentire e di esprimere sentimenti.
La salute emotiva è la capacità di accettare la realtà e di non sottrarsi ad essa.
Per conoscere noi stessi dobbiamo sentire il nostro corpo.
Estratti dal terzo capitolo
La paura è connessa alla profondità della paura.
Gli occhi che non piangono diventano duri, fragili e asciutti, cosa che può danneggiare la loro funzione visiva.
[...] generalmente si piange quando il trauma o l'offesa sono cessati. L'urlo, d'altra parte, è un tentativo di sviare il trauma o, quanto meno, limitare l'attacco. E' un'espressione aggressiva. mentre il pianto è il tentativo del corpo di sciogliere la sofferenza che fa seguito a un'offesa.
Lo si vede dall'oscurità degli occhi, dalla tristezza dell'espressione, dalle mascelle serrate e dalla rigidità del corpo. Hanno perduto precocemente nell'infanzia la capacità di godere, quando la loro innocenza fu spezzata e la loro libertà distrutta.
Vivere la nostra vita pienamente da esseri umani richiede la capacità di piangere liberamente e profondamente.
Quando i pazienti mi dicono di aver pianto abbastanza, io sottolineo che il pianto è come la pioggia che scende dal cielo a fecondare la terra.
Piangere protegge il cuore. E' l'unico modo per sciogliere il dolore di un cuore spezzato, di un amore perduto.
Portiamo troppa sofferenza nei nostri corpi per abbandonarci al sé. La nostra tristezza raggiunge la disperazione, che dobbiamo negare per motivi di sopravvivenza.
Sfortunatamente, molte persone sono cieche all'espressione corporea, avendo imparato molto precocemente a credere alle parole che si odono più che a ciò che si sente.
Estratti dal quarto capitolo
Piangere è il processo di disgelo, decontrazione e apertura alla vita.
Trattenere il respiro è un mezzo per resistere all'abbandono al corpo e alle sue sensazioni; è una resistenza inconscia.
Ma tutta la volontà del mondo non è d'aiuto a una persona che manchi dell'energia per realizzare quella volontà. [...] Non c'è bisogno della forza di volontà per fare ciò che si desidera fare. Non c'è bisogno di usare la volontà quando si ha un forte desiderio. Il desiderio di per sé è una carica energetica che attiva un impulso che provoca azioni libere e generalmente soddisfacenti.
I pazienti non si concedono di piangere perché hanno paura della profondità della loro tristezza che, in molti casi, sfiora o arriva alla disperazione. [...] Ma senza qualche sentimento di gioia, la vita è vuota, spaventosa e dolorosa.
Il dolore della solitudine è l'aspetto fisico della paura di essere soli. Questa paura crea il bisogno di altre persone e attività che distraggano l'individuo dal sentirsi solo. [...] Le persone possono stare sole se possono stare con se stesse. Ma se non si ha un senso forte e sicuro di sé, stare da soli significa sentirsi vuoti. Il sentimento di solitudine nasce da un senso di vuoto interiore che è una conseguenza dell'essersi esclusi dai sentimenti.
Non si può essere soli se si è emotivamente vivi. Si può essere soli, ma sentirsi parte della vita, della natura e dell'universo. Molti preferiscono stare da soli piuttosto che vivere i conflitti che oggi sembrano parte integrante delle relazioni. Altri accettano di stare da soli perché non hanno trovato la persona con cui desiderano condividere la loro esistenza. Tali persone non sono sole, non soffrono e non si sentono vuote. Senza la capacità di stare soli, si è persone bisognose che cercano all'esterno qualcuno che possa colmare il loro vuoto. Non c'è gioia in questo tipo di vita, giacché viene vissuta solo al livello di sopravvivenza, ossia: "Non posso vivere senza di te".
Se l'amore è una relazione speciale tra due individui è solo perché l'amore è un sentimento speciale. E' l'amore a rendere speciale una relazione e non la natura speciale degli individui a rendere amorosa la relazione.
Estratti dal capitolo quinto
La collera si sviluppa quando una persona sente che il suo potere è ostacolato o frustrato.
I bambini la cui capacità di esprimere rabbia non sia stata danneggiata, non diventeranno adulti collerici.
La tensione nei muscoli della spalla, tra le spalle e le scapole e tra queste ultime e la spina dorsale [...] denota quanto sia gravemente bloccata l'espressione della rabbia.
La rabbia è una reazione naturale ala perdita di libertà. Ciò significa che ogni tensione muscolare cronica nel corpo è associata con la rabbia. Naturalmente, se non si percepisce la tensione, non si sente neanche la rabbia. Si accettano come qualcosa di normale le limitazioni di movimento e la mancanza di libertà, come uno schiavo accetterebbe la condizione di schiavitù senza nessuna rabbia.
Gridare e urlare, per esempio, esprimono collera e frustrazione, più che rabbia. Si deve ricordare che l'obiettivo legittimo della rabbia non è il controllo degli altri, ma la salvaguardia della propria integrità e dei propri sentimenti positivi.
lunedì 25 marzo 2013
Pensieri riflessi
Spalanco le braccia a quel qualcosa che mi riempie il cuore di entusiasmo, gioia, sorrisi; non mi sottraggo, seppur con un pizzico di timore, resto, rimango. E a volte non scappare è la scelta più difficile, quella per cui bisogna tirare fuori più coraggio.
Allora resto dinanzi allo spettacolo meraviglioso di un'emozione che mi spalanca il cuore, di un volto che mi ricorda mia nipote, di un gesto che parla di dolcezza, delicatezza, amore. Guardo, osservo, vivo assorbendo ogni singolo istante, ogni vibrazione, ogni respiro.
Così, solo così sento di esistere nella mia perfetta imperfezione, nella mia problematicità che è all'un tempo crescita e radice.
Allora resto dinanzi allo spettacolo meraviglioso di un'emozione che mi spalanca il cuore, di un volto che mi ricorda mia nipote, di un gesto che parla di dolcezza, delicatezza, amore. Guardo, osservo, vivo assorbendo ogni singolo istante, ogni vibrazione, ogni respiro.
Così, solo così sento di esistere nella mia perfetta imperfezione, nella mia problematicità che è all'un tempo crescita e radice.
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